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Il principe ranocchio

Il principe ranocchio - Una giovane principessa, una palla d'oro e un fedele servitore

Nelle ore più calde del giorno, la figlia più giovane di un re andava volentieri nel bosco a giocare sul ciglio di una fresca sorgente. Qui prendeva una palla d'oro, la buttava in alto e la ripigliava. Un giorno però la palla cadde nella sorgente. La principessina cominciò a piangere ed ecco che dalla sorgente sbucò fuori un brutto ranocchio che disse: "Ti riprenderò la palla se mi prometti che mi porterai con te a castello, dove giocherai e vivrai con me". Dopo che la principessa ebbe promesso ciò, la rana si rituffò nella sorgente. Ben presto riemerse con la palla d'oro in bocca e la gettò nell'erba. La principessa, piena di gioia di riavere la palla, la prese e corse via, dimenticandosi completamente della rana.

Il giorno seguente, mentre il re era seduto con la corte a tavola, si udì plitsch platsch, plitsch platsch, era il ranocchio sulla scala di marmo che iniziò a gridare: "Figlia di re, piccina, aprimi!" Quando il re seppe quanto era accaduto, rimproverò la figlia: "Quel che hai promesso, devi mantenerlo." E così la rana si sedette a tavola accanto a lei, mangiò dal suo piattino dorato e dormì nella sua camera. Quando l'animale volle dividere con lei anche il suo lettino di seta, la principessa andò su tutte le furie, lo prese e lo gettò contro la parete. Ma quando cadde a terra, questo non era più un ranocchio, ma un bel principe vittima di un incantesimo.

Dopo un fastoso matrimonio, il principe volle portare la sua sposa nel suo regno. La mattina dopo arrivò una carrozza con otto cavalli bianchi dai finimenti d'oro. La principessa salì sulla carrozza. Dietro, sulla carrozza c'era il servo del giovane re, il fedele Enrico. Enrico si era così afflitto, quando il suo padrone era stato trasformato in ranocchio, che si era fatto mettere tre cerchi di ferro intorno al petto, perché non il cuore gli scoppiasse dall'angoscia. Per questo ora il servo era pieno di gioia per la liberazione del suo padrone. Ad un trattò si udì uno schianto e il principe, spaventato, gridò: "Enrico, qui va in pezzi la carrozza!" E il servo rispose: "No, padrone, non è la carrozza. Bensì i cerchi del mio cuore, Ch'era immerso in gran dolore, Quando dentro alla fontana Tramutato foste in rana." E così vissero felici e contenti sino alla fine dei loro giorni.