Blühendes Barock Ludwigsburg IT > I giardini > I giardini di oggi > Visita dei giardini > Giardino orientale superiore (Oberer Ostgarten)

L’Oberer Ostgarten (giardino orientale superiore)

Von oben: der Bereich um den Schüsselesee im Oberen Ostgarten.

Il duca Federico II trascorse a Ludwigsburg tutte le estati dal 1797 alla sua morte. In quel periodo il giardino orientale superiore fu radicalmente trasformato: il grande teatro dell’opera, costruito sotto Carlo Eugenio, fu demolito. Nacque un giardino molto variegato: la sua parte occidentale piantumata a boschetto costituiva il passaggio all’ambientazione medievale del giardino orientale inferiore; per la parte orientale ci si ispirò invece all’antichità con un paesaggio mediterraneo e zona dedicata ai giochi. Il centro visivo è costituito dal lago Schüsselesee, attorno al quale furono raggruppati giochi della società cortigiana, quali la giostra, l’altalena, la piccola ruota panoramica e l’altalena a gondola. Completano il quadro le rovine di un “antico” acquedotto, dietro il quale si cela l’ex casa da gioco e del giardiniere, un vigneto mediterraneo con casetta, la casa dei canguri con recinto e arcate a graticcio.

 

Sardischer Garten (giardino sardo)

Das Steintor im Sardischen Garten

Soprattutto nel XVIII e XIX secolo si amava molto esporre animali esotici nei giardini dei castelli. Il sovrano ostentava in questo modo la propria ricchezza. Anche a Ludwigsburg c’erano voliere e serragli. Con la grande voliera inaugurata nel 1977, i giardini del Blühendes Barock hanno voluto riprendere questa tradizione. Attraversando l’ampia voliera, lunga 150 metri e larga 30, il visitatore può ammirare la maggior parte degli animali senza alcuna inferriata divisoria. Gli uccelli possono muoversi liberamente nella voliera che raggiunge i 15 metri di altezza. Gli animali sono stati scelti in modo da offrire ai singoli gruppi uno spazio vitale ottimale dove riprodursi.

La voliera a volo libero offre poi un’ulteriore attrazione: un paesaggio sardo con caratteristiche piante, rocce e architetture mediterranee.

Anche a quest’evoluzione ha fatto da “madrina” la storia di Ludwigsburg. Già il duca Eberardo Ludovico fece trasportare, all’inizio del XVIII secolo, varie centinaia di alberi dalla Sardegna a Ludwigsburg, per conferire ai giardini un tocco mediterraneo. La biodiversità che oggi si presenta agli occhi dei visitatori non è inferiore in nulla al suo modello storico d’ispirazione. Accedendo al giardino sardo dal giardino orientale superiore, quello che si percepisce è l’armoniosa prosecuzione dell’atmosfera mediterranea lungo il soleggiato pendio. Eppure questa sezione dei giardini è qualcosa di speciale: qui il carattere mediterraneo è ancora più filigranato e dettagliato e presenta un continuo alternarsi di flora, fauna e rocce. Il percorso conduce attraverso un portale neolitico, passa davanti a muri a secco con muschi e licheni tipici e giunge a un piccolo pozzo. Si prosegue poi su una collinetta con tipico capanno di pastori sardo, circondato da olivi, sughere e carrubi.

Japangarten (giardino giapponese)

Quando furono fondati Ludwigsburg e il parco, nell’arte del giardinaggio si accoglievano ispirazioni di culture straniere, per dare prova di formazione elevata e di apertura al mondo. Con riferimento a questa tradizione, nel 1979 fu realizzato il giardino giapponese. L’arte del giardino giapponese prende spunto dalle religioni dello shintoismo e del buddhismo zen. Le forme devono corrispondere a quelle pulite della natura e devono trasformare il giardino in un luogo di pace e di raccoglimento.

Quando si oltrepassa l’ingresso che si apre sul giardino giapponese, si presenta alla vista un paesaggio montuoso stilizzato, attraversato da un fiume di ciottoli bianchi che si infrange su aspre rocce. Tutto sembra disposto a caso. Ma proprio in questa casualità sta l’arte di saper suscitare un’impressione naturale. Acqua limpida stilla da una canna di bambù in una vasca di pietra, gruppi di aghifoglie potati “a filigrana” alludono al bosco. Un sentiero in lastre di pietra porta a un laghetto nel quale, superati salti e cascate, si getta un prorompente ruscello. Abbandonata questa scena, si segue il corso del ruscello lungo una dolce valletta con vivide zone verdi.